La signora paura

Sento in me qualcosa, un blocco, una limitazione. Dopo anni di studi e ricerche e introspezioni la riconosco bene, è la PAURA. Forse della mia grandezza, di quanto grande sono. Ho paura di essere in un acquario che è troppo piccolo per me e che non potrò crescere più delle dimensioni dell’acquario! Chi mi capisce veramente? Neanche io stessa mi sono mai capita. Ti chiamerò Paura con P maiuscola, Signora Paura. Lei è Collaboratrice del Protettore (il copione delle credenze inciso nel disco fisso), forse la sua amante, forse sua moglie, sicuramente sua complice.

Quando sei nata, signora Paura? Forse sei nata quella sera tardi alla stazione dei treni, quando Edvige, la mia babysitter sordomuta, con mia madre tornavano dalla gita intitolata “ricerca del fidanzato perduto”, amante irraggiungibile, che da qualche giorno era sparito dalla vita di Edvige senza preavviso. Ed io piccola in carrozzina, innocente, ero lì con loro. Trascinata con la forza dentro al mondo dei sentimenti e delle delusioni femminili.

Un mondo che ancora non mi apparteneva ma che da lì a poco sarebbe stato anche mio! Sentire queste due donne deluse: una (Edvige) perché l’amante era scappato da lei e si era nascosto, l’altra (mia madre) perché cercava l’amore irraggiungibile, perduto, l’amore della sua vita (ed era ovvio che non era mio padre). Tutte e due alla ricerca dell’amore, ricerca che era spinta dall’istinto intrinseco di essere nutriti di amore, toccati, coccolati, visti.

La signora paura
Photo by Etienne Girardet on Unsplash

La paura di non essere amati

Lì è nata la mia Paura, con la domanda: io sarò degna di essere AMATA? Bisogna perdersi, svendersi così tanto per essere amati? Amati da chi? … Lì avevano l’amore a portata di mano, l’amore di una bambina pura, delicata, calda, bellissima, che le guardava con gli occhi pieni di amore, compassione, accettazione incondizionata, desiderio, gioia. Ma loro due erano cieche e sorde: infatti mia madre invecchiando è diventata quasi cieca, Edvige è morta completamente sorda. Bastava allungare le mani e avevano tutto quanto, tutto l’amore che cercavano. Lo sguardo di una bambina, il suo amore puro, il suo sorriso, l’abbraccio, la carezza,il bacio,tutto era lì a portata di mano. Proprio lì è nata la mia signora Paura, paura di non essere vista, sentita, apprezzata, importante…

D’altronde cosa vuoi pretendere da una donna sorda e da una quasi cieca. Ero come un pacco in carrozzina, come una cosa in più, un peso. Era meglio non chiedere niente: le attenzioni, gli sguardi,…non mi erano permessi; soltanto il diritto di chiedere da mangiare… un po’come ora. Ho paura di allungare la mano per prendere il mio successo, per prendere la mia felicità, per essere me stessa… perché da piccola non mi era permesso, mi fu permesso solo di chiedere da mangiare. E così il film continua: MANGIO! MANGIO! MANGIO! Mangio per paura di non essere degna di Amore.

L’importanza di saper perdonare

È lì che il PROTETTORE ha captato subito che la signora Paura avrebbe un ruolo fondamentale nella mia vita. Si è fatto suo amico o suo amante. Sento ancora in me un vivo risentimento verso queste due donne, che amavo più di chiunque altro al mondo, donne che non hanno ricambiato questo amore puro. Ho sentito una frase: “Se una parte di te non riesce a perdonare, questa parte va esplorata”. C’è una parte di me che non riesce a perdonare questa disattenzione, disapprovazione, dis… e dis…. disamore, disonore… Questa parte è ancora arrabbiata con loro.

Il PROTETTORE dice, insieme alla sua amante Paura: ne avevi il diritto, dovevano amarti, apprezzarti, darti attenzioni, ti devono questo, sei in credito con loro. Lei, la MAMMA! Sei in credito con lei, deve risarcirti. Ti deve ancora quell’amore che non ti ha dato, quelle attenzioni che non erano per te, quello sguardo distolto che stai ancora cercando da 49 anni, che stai ancora aspettando da quella sera della stazione sperduta.

Ora ho la gola contratta, la trachea ristretta. Quel dolore, quella Paura di non ricevere mai più quell’amore materno è più grande di me. Enorme dolore!!! Ora so che vestito ha la mia signora Paura, di che stoffa è fatto e come è cucito. Insieme con me, la signora Paura sta ancora aspettando il risarcimento di quell’amore dovuto: mi era dovuto, come a tutti i bambini del mondo. STO ASPETTANDO! Abbracciami! Amami! Accettami! Accoglimi! Guardami! Vedimi! Fammi una coccola! Accorgiti di me! Sono qui, sto ancora aspettando! E non mi muoverò da qui (il mio blocco).

Questo grida il mio Cuore. E io lo lascio gridare perché alla signora Paura e a me serve questo grido. Servono queste lacrime, per purificare, per liberarmi, per lasciar andare, per capire, per comprendere. E griderò finché ne avrò le forze, finché avrò fiato; griderò la mia nostalgia di questo amore materno, di mia mamma Elisabetta, piccola Eli, impaurita anche lei, anche lei con la signora Paura dentro. Tu sei grande Mamma e io sono piccola. Non sono io ad insegnarti come devi amarmi. Amami e basta!!!! Sono felice perché ho le lacrime, posso piangere e posso sentirmi triste, mi do questo permesso in forma di amore. Mi abbraccio con amore e tenerezza. Mi AMO!!!

Edyta Ewa Dabrowska, Counselor Professionista, operatrice della Tecnica di Rilascio Emozionale.

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