
Il ruolo dell’attaccamento e delle aspettative nella nostra vita
Durante l’incontro con un cliente sono emerse alcune sue modalità personali. Ma l’elemento universale di queste modalità è stato un meccanismo di attaccamento, che io chiamo “accanimento terapeutico”. Come funziona? Nella nostra vita accadono eventi in cui ci sentiamo a disagio; già questo ci fa capire che siamo fuori del nostro potere di influenza o fuori dalla nostra anima.
Perché proviamo disagio? Perché per qualche motivo pensiamo che l’altro deve agire come vogliamo noi? Deve comportarsi come noi pensiamo che sia giusto? Soddisfare i nostri bisogni? Comportarsi in armonia con i nostri valori? Pensiamo che l’altro deve prendersi cura di noi? (quanto presuntuosi siamo!) etc. Cosa comporta la nostra opposizione nei confronti dell’altro, del suo comportamento o della situazione che è già accaduta?
Comporta l’effetto dell’ “accanimento terapeutico”, di cui vi accennavo prima. È una sorta di attaccamento verso l’altro o verso l’evento perché dentro di noi c’è la convinzione che la realtà deve essere diversa, oppure che l’altro deve essere o comportarsi diversamente, perché in quel modo “diverso” soddisfa le nostre aspettative, la nostra visione di vita, si prende cura di noi.
Ora vi ho complicato ancora di più la vita perché sono usciti due concetti: l’attaccamento e le aspettative (sono collegatissime).
Non accettiamo la realtà perché è più facile cambiare l’altro, più facile arrabbiarsi con gli eventi, più facile occuparsi dei affari degli altri, più facile pensare che l’altro è sbagliato. È molto più doloroso – proprio così D O L O R O S O – prendersi in carico la responsabilità della propria vita (!), della propria emozione e reazione. Pensare che dobbiamo cambiare noi, che noi dobbiamo prenderci cura di noi stessi (stranissimo!) sembra fuori dalla nostra portata. Nella mia esperienza di Counselor ho incontrato persone che per 25, 35, 45, 55 anni (non sto scherzando!) sono rimaste attaccate all’idea che l’altro dovesse cambiare, che la situazione dovesse cambiare, che l’evento non dovesse succedere a loro. Ma non sono solo loro, mi ci metto dentro anch’io.
Come siamo influenzati dalle aspettative
Le nostre aspettative nei confronti degli altri o delle situazioni reali fanno sì che “ci attacchiamo” al nostro concetto (soggettivo, per altro) di giusto o sbagliato. Cosa sono queste aspettative? È un modo di pensare che l’altro o la situazione che è accaduta non sono giusti, ma soprattutto un modo di pensare che gli altri devono soddisfare i nostri bisogni (prendersi cura di noi).
Provo a spiegarmi con un esempio: se io nel lavoro voglio soddisfare il mio bisogno di creatività, allora cerco io di creare le situazioni in cui posso soddisfare questo bisogno. Ma se questo non è possibile perché faccio un lavoro di catena e la mia mansione è già impostata, allora posso provare a soddisfare fuori dal lavoro questo bisogno intrinseco. Ora pensate che sia facilissimo, “lo sapevamo già, hai scoperto l’acqua calda”. Ma in verità non è così facile. Abbiamo imparato, ci hanno insegnato fin da piccoli a ragionare secondo il concetto di giusto o sbagliato, a distinguere ciò che è bene e ciò che è male. Sulla base di questa distinzione reagiamo dicendo: “non è giusto che io non possa soddisfare la mia creatività nel lavoro!”.
Punto primo: se hai scelto tu il tuo lavoro, probabilmente eri inconsapevole del tuo bisogno di creatività, oppure l’hai scelto perché dovevi arrivare a fine mese. Ma la verità è che va benissimo così, la vita è perfetta così! Solo tu puoi prenderti cura di te, nessun altro. In questo momento, la miglior cosa che puoi fare per te è renderti consapevole di questo bisogno e cercare le strategie per soddisfarlo.
Un caso pratico
Un mio cliente era poco soddisfatto del proprio lavoro da anni. Cercava in tutti modi di soddisfare il bisogno di creatività nel lavoro, arrabbiandosi con gli altri. Alla fine ha capito che in questa faccenda aveva bisogno di essere aiutato; ed è arrivato da me. Dopo qualche incontro, ha fatto la proposta di matrimonio alla sua fidanzata e questo ha cambiato l’ambito in cui soddisfare il suo bisogno di creatività. Immerso nei preparativi per il matrimonio, stava soddisfacendo in pieno la creatività. E il suo lavoro….andava benissimo! Si sentiva più sereno, più energico, senza ansia, più spensierato, ha capito fin dove arrivava la sua responsabilità (prima era responsabile di tutto). Spostare il focus dal lavoro al matrimonio gli ha cambiato la vita. Sostituire un’area della vita per un’altra è salutare, necessario. Ma di questo vi parlerò più avanti.
BUONA VITA a Voi.
Edyta Ewa Dabrowska, Counselor Professionista, operatrice della Tecnica di Rilascio Emozionale.
